I benefici dell'allenamento frazionato - parte prima

I benefici dell'allenamento frazionato - parte prima

La "split routine" consiste nel suddividere l’allenamento in due, tre, quattro o più parti per sollecitare ogni distretto con un maggior numero di esercizi e con una maggiore intensità

La fase centrale di una seduta di allenamento, nello sport, è “l’allenamento in senso stretto”, cioè quell’insieme di esercitazioni generali e specifiche, con modalità tecniche e situazioni diverse, che più permettono di avvicinarsi alle finalità programmate, rispettando le caratteristiche e le esigenze dell’atleta. In palestra, la costruzione di questa fase tiene conto delle priorità dell’allenamento di alcuni gruppi muscolari su altri, delle caratteristiche del carico di lavoro (volume, densità, intensità), delle necessità e degli obiettivi del destinatario del programma, oltre che della sua anzianità di allenamento. In pratica è un modulo intercambiabile in funzione della situazione specifica in cui l’istruttore è chiamato ad operare per una migliore personalizzazione dell’allenamento stesso, sulla base di tutte le informazioni raccolte durante l’incontro preliminare con l’utente.

I distretti da allenare

Una delle peculiarità tecniche di questa fase riguarda la scelta e l’ordine dei gruppi muscolari da allenare. Una sequenza base costante dei distretti muscolari deve rispettare almeno due presupposti. Prima di tutto una necessaria stabilizzazione del rachide lombare, attraverso il miglioramento del tono trofismo della cintura addominale, in quanto si tratta di un distretto anatomico sottoposto quasi sempre a sollecitazioni che risulterebbero più dannose se non ci fosse una protezione adeguata di questa struttura. Inoltre, viene data la precedenza alla sollecitazione delle masse muscolari più voluminose a cui segue l’allenamento di quelle più piccole. Giungere ad una buona condizione di forma degli stabilizzatori della colonna vertebrale, in quest’ottica, assume soprattutto il significato di una ricerca delle migliori condizioni di sicurezza per un allenamento volto, in particolare, al miglioramento dello stato di benessere generale oltre che dell’aspetto estetico. Per questo motivo si devono creare i presupposti necessari ad un lavoro in cui i rischi di infortunio siano ridotti al minimo. La sensibilità e l’attenzione verso le conseguenze più dannose dell’allenamento (gli effetti collaterali) stanno trovando sempre più consensi nel mondo sportivo anche a livello agonistico e professionistico. Non si dimentichi che l’infortunio di un atleta durante la stagione agonistica non solo è negativo per l’economia della preparazione (rallentamento o arresto dei progressi programmati, ridefinizione delle strategie e delle metodiche allenanti ecc.) ma è spesso deleterio per i risvolti psicologici che seguono, appunto, una inversione di tendenza nello stato di forma ed una defezione forzata dagli appuntamenti agonistici.

A maggior ragione, quindi, questa attenzione deve essere rivolta nei confronti di chi, per tutt’altri motivi, da semplice praticante, frequenta un centro sportivo con la sola pretesa di stare meglio e di piacersi di più (fitness), dove la posta in gioco per il gestore, l’istruttore e per quanti prestano la loro opera in un centro sportivo è il livello di professionalità con cui assolvono i loro compiti e l’immagine della loro attività che ne trova giovamento, a cui segue un più alto livello di fidelizzazione da parte degli utenti.

Nella seconda parte dell'articolo, che sarà pubblicata la prossima settimana, entreremo nel vivo della metodologia da applicare.

Articolo a cura di Dario Sorarù tratto da lapalestra.net

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